I PUNTI VENDITA AFFITTANO MQ. AI FRANCHISOR
Sta mutuando anche nel franchising ciò che è avvenuto negli ultimi anni presso la grande distribuzione. Entrare nel trade, per i produttori è diventato un elemento vitale. Con i progetti di franchising generalmente vengono aperti nuovi punti vendita capaci di contattare nuova clientela ed aumentare il fatturato del produttore. Si tratta della tradizionale formula „full package“: il franchisee apre un negozio monomarca, con l’insegna del franchisor e i prodotti e le collezioni esclusive della casa madre. Tutto è sotto il controllo della rete. Ma occorre partire da zero: i rischi di successo e i tempi di avvio dell’iniziativa spesso sono lenti. Occorre lanciare il punto vendita, creare traffico, investire in iniziative pubblicitarie, ricercare e formare il personale, allestire e ristrutturare un intero punto vendita. Il trade-off tra rischi e benefici è elevato.
Oggi si sta assistendo all’avvio di nuove iniziative franchising che stravolgono il concetto di relazione franchisor/franchisee. L’obiettivo della casa madre è sempre lo stesso: creare domanda per aumentare i propri fatturati. Cambia però la modalità: invece di aprire negozi monomarca si punta alla formula dello „shop in shop“. Il franchisor mette a punto una propria proposta commerciale unica e distintiva per il franchising proponendola però a negozianti esistenti, con l’obiettivo di inserirsi nei loro punti vendita beneficiando dell’avviamento che questi possono vantare in termini di traffico e di disporre, quindi, di una clientela già consolidata.
Cambia anche la relazione economica tra franchisor e franchisee. Spesso non si parla più royalty o fee annuali o tasse di ingresso, ma l’intervento economico del franchisor è tanto maggiore quanto più significativo è l’apporto del franchisee alla rete.
Il franchisee acquista e paga la merce, ma spesso questa è ceduta dal franchisor a condizioni agevolate. Talvolta viene fornita in conto vendita ma, più spesso, è trasferita al franchisee con sconti proporzionali al venduto.
Anche per l’allestimento degli spazi messi a disposizione del franchisor, il franchisee paga i costi fisici ma, spesso, al raggiungimento di target predefiniti, il franchisor rimborsa gli investimenti sostenuti.
Le innovazioni in atto sono parecchie: il franchising tradizionale ricerca nuove strade di sviluppo mutuando da esperienze consolidate nuovi modelli di partnership. L’obiettivo finale rimane però identico: creare una relazione forte tra un’azienda detentrice di prodotti, marchi, know-how e la distribuzione, capace di gestire e mantenere una relazione con i clienti finali.
Olio extravergine di oliva
L’olio extravergine di oliva è il risultato della spremitura fisico-meccanica delle olive. Un olio di oliva per essere classificato come extravergine deve rispondere a determinate caratteristiche. Non sono permesse sofisticazioni di alcun tipo o miscelazioni con oli di altri oli vegetali o categorie.
Falanghina
Analisi sensoriali, ovvero l’individuazione dei descrittori aromatici e successive indagini strumentali (analisi olfattometrica e varie Gas-cromatografie) hanno tracciato un profilo dell’aroma e del gusto del vino Falanghina davvero sorprendente (Colori, odori ed enologia della Falanghina, A.A. Vari, a cura di Luigi Moio, 2004)
Aglianico
L’Aglianico del Vulture nasce nella provincia di Matera che in quella di Potenza, dove in terreni collinari viene coltivato fino a 800 metri d’altitudine, ma trova le condizioni migliori fra i 200 e i 500 metri. Nella zona viticola più settentrionale della Calabria, alle pendici meridionali del monte Pollino, nasce la D.O.C. che ha come componente principale l’Aglianico (o Gaglioppo) accompagnato dal Greco Nero.